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Anaste, sciopero: comunicato sindacale

CGIL Funzione Pubblica, Fisascat Cisl, UILTucs, UIL FPL ringraziano tutti i lavoratori e le lavoratrici per la straordinaria riuscita dello sciopero del 27 marzo dei lavoratori delle strutture Anaste: una giornata di astensione proclamata per respingere le proposte inaccettabili avanzate al tavolo di trattativa per il rinnovo del contratto nazionale, applicato a circa 20 mila addetti.

Anaste chiede infatti l’aumento dell’orario di lavoro da 38 a 40 ore settimanali, la riduzione, fino all’azzeramento, dei permessi retribuiti; l’azzeramento del pagamento dei primi tre giorni di malattia, l’aumento medio lordo di 19 euro dopo 8 anni di mancato rinnovo del contratto, l’unico del settore per il quale manca anche il triennio 2010-2012.

Proposte ben lontane dalle richieste avanzate con la piattaforma unitaria: un aumento economico di 110 euro, l’adeguamento del sistema di classificazione, l’estensione delle tutele, a partire da malattia, maternità, formazione, il rafforzamento delle relazioni sindacali, al fine di valorizzare le professioni e dare il giusto riconoscimento al lavoro di tutti gli operatori.

Ancora una volta i lavoratori e le lavoratrici del settore hanno mostrato, scendendo in piazza per la difesa dei loro diritti, che in un paese civile non è sostenibile che la tutela e l’assistenza delle persone fragili, anziane, sia gestita da associazioni che non si curano delle condizioni materiali del lavoro all’interno delle proprie strutture, che vogliono fare profitto risparmiando sui salari dei lavoratori e riducendone i diritti.

Si sono tenute decine di presidi in tutte le regioni interessate dalla presenza di strutture Anaste, con una adesione allo sciopero che è andata oltre il 70%, con punte dell’80% in Piemonte, Lombardia, Veneto, Toscana, Emilia Romagna; in molte strutture l’adesione è stata totale: 100%.

Molto bene anche l’andamento dello sciopero in regioni come le Marche e la Puglia. Il tutto nonostante l’ostruzionismo di molte strutture che in diversi casi si sono rifiutate di fare anche l’accordo sui servizi minimi essenziali, come prevede la legge.

Dopo questa straordinaria giornata di sciopero la mobilitazione continua, con l’obiettivo di riaprire subito le trattative per il rinnovo di un contratto importante in un settore delicato come quello dell’assistenza agli anziani, in cui la qualità del lavoro e la professionalità dei lavoratori sono il primo presidio per la qualità del servizio e la tutela dei diritti degli utenti.

Già nel corso dei presidi, in diverse regioni, si sono tenuti incontri tra i sindacati e gli assessorati regionali, per richiamare le Istituzioni a vigilare sulla qualità dei servizi offerti ai propri cittadini e sulle condizioni degli operatori vi lavorano.

Il coinvolgimento delle Istituzioni, a tutti i livelli, proseguirà nei prossimi giorni, affinché la vertenza si sblocchi: in caso contrario chiederemo alle Istituzioni di intervenire perché associazioni che non garantiscono i diritti dei lavoratori, fanno profitti abbassando il costo del lavoro e peggiorando le condizioni materiali del lavoro, non siano più soggetti che partecipano a fornire un servizio pubblico così delicato, rivolto ad una parte importante della cittadinanza, in un momento della vita in cui maggiore è la necessità di attenzione e protezione.