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Crisi Unicoop: fissare contenuti e azioni

Lo scorso 14 marzo, le organizzazioni sindacali Fisascat-Cisl, Filcams-Cgil e Uiltucs hanno incontrato la Direzione di Unicoop Tirreno per proseguire il confronto in ordine allo stato di crisi che sta interessando la Cooperativa.

I sindacati hanno ribadito le proprie critiche alla modalità gestionale che sinora ha contraddistinto la delegazione aziendale al tavolo: nello specifico, la continua modifica degli obiettivi economici e gestionali del piano di recupero sistematicamente operata dalla Cooperativa ha, di fatto, ostacolato il dispiegarsi di un negoziato vero.

In tema di ricorso agli ammortizzatori sociali, da parte aziendale, permane la volontà di procedere all’attivazione della CIGS per crisi per la sede di Vignale e del CDSD per la rete commerciale; peraltro è emerso che, al fine di uniformare i tempi dell’intervento, la Direzione di Unicoop Tirreno sarebbe orientata a privilegiare – quale orizzonte temporale di durata dei due ammortizzatori – un periodo di 12 mesi, manifestando nel contempo, relativamente al contratto di solidarietà, la disponibilità a disporre ulteriori richieste di proroga nel limite massimo stabilito dalle norme (36 mesi nel triennio) e, in ordine alla CIGS per crisi, un più generico impegno a valutare la praticabilità (in prossimità della scadenza dei 12 mesi) o di una modifica della causa integrabile (in luogo della crisi, la riorganizzazione), ovvero il passaggio ad un CDSD.

Se pur apparentemente questa mutata posizione aziendale si configurerebbe come un avanzamento in direzione delle richieste sindacali, la stessa è connotata da aspetti estremamente generici ed aleatori che andrebbero approfonditi e messi in chiaro.

Rispetto al tema degli ammortizzatori, in estrema sintesi, va osservato che la predilezione di Unicoop Tirreno per la CIGS su Vignale risponde perlopiù a motivazioni di carattere economico, e non solo alle ragioni tecniche accampate dai nostri interlocutori
di parte aziendale, in quanto lo strumento, a differenza del CDSD, garantirebbe alla Cooperativa la possibilità di collocare in sospensione a zero ore una pluralità di lavoratori per periodi temporali che, evidentemente, controparte ritiene possano essere anche lunghi.

Tuttavia, com’è noto, le modalità applicative della cassa integrazione, nel caso di accordo, devono costituire oggetto di pattuizione fra azienda ed organizzazioni sindacali, pertanto ogni valutazione rispetto all’estrema flessibilità della CIGS andrebbe quantomeno effettuata a valle del confronto specifico sulla questione.

La Direzione aziendale ha espresso la necessità di procedere in tempi rapidi ad una verifica di merito rispetto alla possibilità di addivenire ad un’intesa complessiva riguardante:

A) le relazioni sindacali che governeranno il periodo di attuazione del piano di risanamento;
B) gli ammortizzatori sociali da richiedere;
C) la sospensione temporanea di alcuni istituti a contenuto economico del CIA.

I sindacati, consapevoli del fatto che un’ulteriore dilazione dei tempi del confronto su argomenti estranei al merito produrrebbe esclusivamente l’avvio di una procedura per l’applicazione della CIGS sull’intero perimetro aziendale e, con ogni probabilità, la disdetta del CIA, si sono dichiarate disponibili a proseguire il confronto in ristretta tecnica per il giorno 23 marzo ed in plenaria nella giornata di sabato 25 marzo a Firenze.

Per Fisascat, Filcams e Uiltucs occorre ricondurre il negoziato a contenuti chiari e ad una cornice di interventi plurimi sui costi di struttura, per evitare che siano solo le lavoratrici ed i lavoratori a pagare il prezzo del risanamento della Cooperativa e per impedire che vengano fatte salve sacche di inefficienza assai onerose per l’Impresa.