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Immobili Enasarco, guerra da 300 milioni

Il Segretario Generale della UILTuCS Brunetto Boco, attualmente componente del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Enasarco, come già evidenziato nel seguente articolo di Giorgio Meletti pubblicato il 4 febbraio 2017 su “Il Fatto Quotidiano”, continua a portare avanti una importante battaglia per la verità a tutela degli interessi della categoria degli agenti di commercio.

Immobili Enasarco, guerra da 300 milioni

di Giorgio Meletti – Il Fatto Quotidiano

L’ Enasarco, ente previdenziale degli agenti di commercio, è di nuovo nella tempesta per colpa degli immobili. Dieci anni fa fu travolto dallo scandalo per presunte mazzette dell’immobiliarista Stefano Ricucci che portarono all’arresto del presidente Donato Porreca e del presidente della Confcommercio Sergio Billè.

I due furono condannati a tre anni in primo grado, poi scattò la prescrizione. Oggi c’è una spaccatura all’interno del consiglio d’amministrazione per colpa dei rapporti con il gruppo Sorgente, che fa capo a Valter Mainetti.

GIOVEDÌ SCORSO il cda ha deciso a maggioranza l’apertura In subbuglio Il vecchio presidente Boco aveva ottenuto impegni chiari. Silurato il direttore finanziario di un “tavolo di valutazione” con Sorgente per rivedere un importante contratto firmato meno di un anno fa da Mainetti e dall’ allora presidente di Enasarco Brunetto Boco.

Il quale a giugno scorso ha lasciato il posto a Gianroberto Costa rimanendo consigliere d’amministrazione. È stato Boco a partire all’attacco, lasciando capire che si rivolgerà alla Covip (l’autorità di vigilanza sui fondi pensione) e alla Corte dei Conti: “Quella delibera è un grave danno alla Fondazione e non ritengo esaurito il mio dovere con il voto contrario, intraprenderò tutte le azioni a salvaguardia dell’interesse dell’Enasarco”, dice.

In ballo ci sono 300 milioni di euro. Il caso Enasarco può essere considerato esemplare delle difficoltà degli enti previdenziali con le gestioni dei fondi immobiliari. L’ente ha 430 milioni investiti nei fondi immobiliari Megas e Michelangelo 2, gestiti da Sorgente Sgr.

A un certo punto decide che la gestione Sorgente è insoddisfacente: secondo il direttore finanziario Roberto Lamonica i due fondi rendono poco e il gestore manifesta “attitudine a non rispettare i regolamenti”. In più vengono rilevate operazioni con parti correlate, cioè la Sgr paga con i soldi dei fondi prestazioni ad altre società del gruppo Sorgente. Nella sostanza si rileva che nel periodo 2001-2015 i fondi gestiti da Sorgente di cui Enasarco è quotista hanno reso mediamente il 2,5 per cento all’anno, contro il 4,8 per cento del mercato.

Un terzo delle unità immobiliari dei fondi gestiti da Sorgente risultano sfitte, anche se in un palazzo di Roma, nota Lamonica nella corrispondenza interna, locali ufficialmente sfitti sono risultati in uso a Sorgente. L’8 agosto 2015 il cda di Enasarco revoca la gestione a Sorgente Sgr. Inizia la serrata trattativa che porta alla firma di una sorta di transazione il 10 marzo 2016. L’ente previdenziale non revoca più il mandato di gestione e Sorgente si impegna a una serie di azioni riparatorie.

Tra queste c’è la riduzione della commissione di gestione per il fondo Michelangelo 2, dall’1,5 per cento all’0,7 per cento, attuata in modo curioso: siccome tra i quotisti del fondo ci sono anche l’ente previdenziale dei medici (Enpam), quello dei giornalisti (Inpgi) e la Banca popolare di Bari, Sorgente non cambia il tariffario ma si impegna a retrocedere solo a Enasarco lo 0,8 per cento dal 2015.

A MAGGIO 2016 Enasarco scrive a Sorgente eccependo che gran parte degli impegni presi due mesi prima sono rimasti disattesi.

Sorgente risponde manifestando stupore e disappunto e inizia un nuovo braccio di ferro. A giugno Boco termina il suo mandato e Costa gli succede come presidente. Sorgente inizia il pressing, eccependo che quattro mesi prima ha firmato un accordo “che ha imposto alla gestione una serie di vincoli e adempimenti che hanno notevolmente complicato i processi operativi e spesso rallentato le attività, determinando un forte innalzamento dei costi di controllo e talora una perdita di opportunità profittevoli”. Entrano in gioco gli avvocati. Enasarco liquida il noto studio Tonucci di Roma, che aveva battagliato per anni con Sorgente. E ingaggia l’avvocato romano Andrea Di Porto. Si arriva alla decisione del “tavolo di valutazione”. Per Boco vuol dire rinunciare al contratto di marzo 2016, con grave danno per l’Enasarco che valuterà la Corte dei Conti.

L’EX PRESIDENTE denuncia in cda che finora le inadempienze avrebbero fatto maturare a carico di Sorgente Sgr penali per 120 milioni che Enasarco non pretende. Costa spiega al Fatto che queste penali bisogna vedere se sono dovute”. Sorgente si era impegnata a vendere immobili dei due fondi Mega e Michelangelo 2 per 197 milioni, impegnandosi, se non avesse trovato acquirenti, a rilevarli lei. Le operazioni dovevano portare entro il prossimo 10 marzo circa 180 milioni nelle casse di Enasarco. Con il “tavolo di valutazione” saltano tutte le scadenze, o così teme Boco.

Costa replica che vendere oggi “forse non conviene più perché in America i prezzi del mattone crescono”. Il suo obiettivo, dice, è “mettere in sicurezza il patrimonio di Enasarco” rispetto al rischio di un contenzioso giudiziario. Sorgente però non ha ancora fatto causa, e neppure l’ha minacciata formalmente, per contestare le clausole di un contratto che ha liberamente firmato dieci mesi fa. Il 18 gennaio Lamonica, il direttore finanziario che ha fatto vedere i sorci verdi agli uomini di Sorgente per difendere il fondo pensioni degli agenti di commercio che lo stipendiava (primo direttore finanziario nella storia di Enasarco), è stato licenziato.

ALLA DOMANDA se ci sia un legame tra la vicenda Sorgente e il licenziamento di Lamonica Costa replica con il no comment. “C’è una causa in corso, non posso parlare”. A dieci anni dallo scandalo della corruzione corruzione immobiliare che travolse l’Enasarco si replica uno spettacolo triste.