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Unicoop Tirreno, crisi: posizione aziendale insostenibile

Lo scorso 11 aprile si è tenuto il programmato incontro fra le organizzazioni sindacali Fisascat-Cisl, Filcams-Cgil e Uiltucs e la direzione di Unicoop Tirreno.

Coerentemente con le previsioni del verbale sottoscritto in data 25 marzo 2017 le parti si sono confrontate per addivenire alla sottoscrizione di un’intesa sulla gestione dello stato di crisi della Cooperativa.

Unicoop Tirreno ha sottoposto ai sindacati una ipotesi di accordo, che ha costituito oggetto di approfondimento da parte delle delegazioni di Fisascat, Filcams e Uiltucs.

In tema di ricorso agli ammortizzatori sociali, per quanto vi sia una condivisione di massima rispetto al ricorso al Contratto di solidarietà per il personale della rete commerciale ed alla CIGS per il personale impiegato presso la sede di Vignale, i rappresentanti dei lavoratori hanno ribadito la necessità, di compiere gli opportuni approfondimenti di merito con i delegati sindacali e le strutture sindacali.

Filcams, Fisascat e Uiltucs hanno espresso contrarietà su più aspetti contenuti nella impostazione aziendale che risulta deludente anche in merito alla riduzione dei costi, (numero dirigenti, auto aziendali, consulenze ecc.).

La direzione aziendale, ha annunciato che nei prossimi giorni provvederà a formalizzare l’apertura della procedura di licenziamento collettivo ex L. 223/91.

Relativamente ai trattamenti economici e normativi, Unicoop Tirreno richiederebbe:

a) In relazione al premio aziendale, di conservarlo inalterato solo per una piccola minoranza dell’intera popolazione aziendale (vale a dire per quanti non superino una retribuzione mensile lorda di 1.500 €) e superarlo per tutti gli altri lavoratori;

b) In relazione all’indennità di funzione, di sospenderla agli attuali percettori facendo salva solo la quota del 40% della voce retributiva in parola per il personale inquadrato ai livelli Q e I° (in quanto, altrimenti, a questi lavoratori l’azienda dovrebbe corrispondere lo straordinario, stante quanto previsto in materia dal CCNL);

c) In relazione alle quote orarie aggiuntive, cioè le maggiorazione previste dal contratto integrativo aziendale per il lavoro domenicale e festivo, di non erogare più la quota eccedente 1,60 € all’ora;

d) In relazione alle diarie, vale a dire le previsioni della contrattazione integrativa in argomento di rimborsi per mobilità e di trattamenti per missioni e trasferimenti, di non riconoscerle più.

Tali sospensioni, sempre secondo le intenzioni aziendali, dovrebbero avere effetti per un triennio dalla data della stipula dell’accordo.

Filcams, Fisascat e Uiltucs considerano la posizione aziendale non sostenibile anche in ragione della massa salariale in discussione che, ammonterebbe a circa 4 milioni di euro per tre anni a partire dal 2017. I sindacati, in alternativa alla proposta aziendale hanno chiesto all’azienda di confrontarsi su contenute percentuali di sospensione diversificate (per profilo retributivo, voce e temporalità) al fine di rendere più equo l’eventuale sacrificio economico gravante sui lavoratori.

Rimane infine da definire con chiarezza anche il tema delle cessioni/chiusure.

Il confronto proseguirà il 28 o il 29 aprile.

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